
Quando si guardano le foto del tour di Miley Cyrus tra il 2020 e il 2023, un dettaglio capillare torna sistematicamente: un mullet modernizzato, versione shag sfilata, indossato sul palco come dietro le quinte. Non è un incidente di parrucchiere. La cantante ha spiegato al New York Times nel novembre 2023 che lo vedeva come un modo per incarnare le sue influenze rock degli anni ’70-’80 senza cadere nel pastiche.
Il mullet, a lungo ridotto a una battuta capillare, oggi funziona come un vero strumento di comunicazione visiva per gli artisti.
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Il mullet come indicatore di fluidità di genere sul palco
Si parla spesso del mullet in chiave rétro o kitsch. L’angolo che manca nella maggior parte delle classifiche è il suo ruolo nelle scene queer e non binarie. Artisti come Sam Smith o Christine and the Queens hanno esplicitamente associato questo taglio a un estetica di non conformità di genere.
Sam Smith ha menzionato in i-D nel giugno 2023 il legame tra il suo taglio e il suo rapporto con il genere. Christine and the Queens, in un ritratto pubblicato da The Guardian nel settembre 2023, descriveva il mullet come uno strumento di de-costruzione dei codici maschile/femminile.
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Ciò che si gioca qui va oltre la tendenza capillare. Il mullet diventa un segnale visivo immediato, leggibile in una frazione di secondo su un manifesto di concerto o una miniatura di YouTube. Per questi artisti, adottare il taglio equivale a posare un manifesto capillare ancor prima di aprire bocca. Diversi cantanti e attori famosi con mullet hanno infatti contribuito ad ancorare questa acconciatura nell’immaginario collettivo, ben oltre la semplice scelta estetica.

Miley Cyrus e il mullet rock: filo conduttore di un’era musicale
Il caso Cyrus merita di essere esaminato perché illustra un uso preciso del mullet: il taglio come elemento di narrazione visiva su più anni. Durante l’era Plastic Hearts, il shag/mullet non era un look occasionale da programma televisivo. Accompagnava i videoclip, le esibizioni dal vivo, le copertine delle riviste.
Troviamo questa logica in altri artisti che ancorano un album o un tour attorno a un’identità capillare forte. Il mullet funziona perché è riconoscibile da lontano, fotogenico sotto l’illuminazione del palco e sufficientemente originale da segnare una rottura con l’immagine precedente di un artista.
La forza di Cyrus su questo terreno è stata quella di mantenere il taglio a lungo abbastanza da renderlo indissociabile dal suo periodo rock. Un cambiamento di taglio per la cantante segnalava un cambiamento di direzione musicale, non una semplice visita dal parrucchiere.
Ricerche Pinterest e Google: il mullet moderno in cifre
Pinterest ha segnalato negli ultimi anni un aumento notevole delle ricerche legate al « modern mullet ». Non è un caso di calendario: ogni apparizione mediatica di una celebrità con un mullet genera un picco di richieste nelle ore successive.
Osserviamo lo stesso fenomeno su Google Trends. I picchi di ricerca per « mullet uomo » o « mullet haircut » coincidono con momenti precisi: una cerimonia di tipo awards, un videoclip ampiamente diffuso, una scena significativa in una nuova serie.
Questo legame tra esposizione mediatica e volume di ricerca spiega perché il taglio non scompare. Finché artisti visibili lo indossano durante eventi ad alta audience, il mullet rimane nel radar delle tendenze. I pareri variano sulla durata di questa tendenza, ma il meccanismo di rilancio attraverso la celebrità è documentato.
Contesti in cui il mullet genera maggiore visibilità
- Le cerimonie musicali (awards, gala) in cui gli artisti vengono fotografati da ogni angolazione, con scatti ripresi da centinaia di media in poche ore
- I videoclip ad alta rotazione, dove il taglio diventa un elemento della direzione artistica al pari dei costumi o delle scenografie
- I tour e i festival, dove il mullet è visibile da lontano sugli schermi giganti e offre una silhouette immediatamente identificabile

Mullet al cinema: quando il personaggio impone l’acconciatura
Oltre la musica, il mullet ha una lunga storia al cinema. Non si parla qui di attori che portano un mullet nella vita, ma di quelli che lo adottano per incarnare un personaggio in un’epoca precisa. Il taglio serve allora come scorciatoia narrativa: colloca immediatamente una scena negli anni ’80 o in un contesto sociale specifico.
Ciò che rende il mullet così utile nel costume design è la sua capacità di codificare un personaggio in un secondo. Un attore con un mullet in un film d’epoca non ha bisogno di dieci minuti di dialogo perché si comprenda il contesto culturale. Il taglio fa il lavoro.
Mullet di personaggio o mullet personale: il confine sfocato
Alcuni attori mantengono il taglio dopo le riprese, il che sfuma il confine tra ruolo e stile personale. È un fenomeno che si riscontra anche nei musicisti che conservano il look di un videoclip o di una copertina di album ben oltre la promozione. Il mullet, una volta adottato, tende a restare – sia in senso letterale che figurato.
La classe di questa acconciatura si basa su un equilibrio delicato. Un mullet riuscito gioca sul contrasto tra corto davanti e lungo dietro, senza cadere nella caricatura. Troppo sobrio, passa inosservato. Troppo pronunciato, rischia di diventare un travestimento.
- Versione corta e texturizzata: adatta ai volti sottili, spesso scelta dagli attori per ruoli contemporanei
- Versione lunga e rock: privilegiata dai musicisti, con volume sopra e ciocche sfilate nella nuca
- Versione shag/mullet ibrida: la più indossata dal 2020, che ammorbidisce le linee e si adatta a un’ampia gamma di texture di capelli
Il mullet non ha finito di circolare tra i set cinematografici, i palchi dei concerti e i tappeti rossi. La sua longevità non dipende dalla nostalgia, ma dalla sua capacità di reinventarsi ad ogni nuova generazione di artisti che decidono di indossarlo come una scelta consapevole, non come un riferimento ironico.